mercoledì 13 novembre 2013

Chianti, pop-corn e pane di semola di grano duro

Spero che sua maestà Ligabue mi perdoni se ho preso spunto dalla sua canzone per dare un titolo a questo "mio pezzo di mondo".

Ho 33 anni, e da qualcuno di questi mi sono interessata al mondo culinario. Cosicché, anziché mangiare e ingrassare e basta, ogni tanto preparo qualcosa anch'io (e gli altri mi accusano di farli ingrassare). Ultimamente anche spesso, perché purtroppo il lavoro non c'è, e di tempo a disposizione ne ho anche troppo.

Non ho la presunzione di creare un "blog di ricette". Ne è pieno il web. Neanche credo che vi parlerò soltanto delle mie avventure (e disavventure) culinarie.

Diciamo che ho creato questo blog per raccontarvi un po' di me (per quel che è possibile), quel che faccio (in cucina o altrove), ciò che mi piace, e ciò che non mi soddisfa.

"Chianti & Pop-Corn", perché il Chianti è il vino simbolo della mia terra, la Toscana (come il Lambrusco lo è per il territorio di Modena, zona natia del signor Luciano Ligabue); il pop-corn mi ricorda l'America e quello che rappresentava, il cinema, il luna-park, le partite di basket al palazzetto di quando ero bambina.

Insomma, tante cose e tanti ricordi.

E poi ovviamente si fa il verso alla canzone di Ligabue, in cui un po' bisogna riconoscersi, ora come ora. Che "non è così facile, perché prima e dopo il sogno c'è la vita da vivere"... "e via sopravvivere".

E se non basta il pop-corn, accanto al vino ci possiamo sempre mettere una fetta di buon pane fatto in casa.

Io oggi ho fatto il pane di semola di grano duro.

Per un filone da circa 900 g ho usato:

  • 500 g di semola rimacinata di grano duro
  • 150 g di lievito madre solido attivo (ovvero rinfrescato da almeno 4 h)
  • 300 + 100 g di acqua
  • 5 g di malto 
  • 9 g di sale (sarò pure toscana, ma non mi garba il "pane sciocco")

Ho preso la farina e l'ho mescolata grossolanamente con la dose grossa di acqua, lasciandola poi riposare mezz'ora, coperta da un canovaccio.

Quindi, in planetaria munita di gancio a foglia, ho sciolto il lievito madre nella restante dose di acqua, insieme al malto. A questo punto ho unito la farina, e ho fatto impastare sempre alla planetaria con la foglia, unendo anche il sale. Ho concluso a mano sul piano di lavoro spolverato di semola, giusto per togliere un po' di grossolanità all'impasto e dare la forma a palla.

A questo punto ho messo a riposare un'oretta in una ciotola unta con un velo d'olio e coperto da pellicola per un'ora, passata la quale ho dato un giro di pieghe. Di nuovo un'ora di riposo nella ciotola, e nuovo giro di pieghe. Altra ora di riposo e via in frigo per undici ore, poiché l'ho tolto quando mi sono alzata.
Ho lasciato tre ore a temperatura ambiente per far acclimatare l'impasto, ho fatto la formatura a filone e messo a riposare avvolto in un canovaccio infarinato per due ore, quindi cottura.




Per la cottura ho preso spunto da vari suggerimenti sparsi per il web, e ho elaborato un mio sistema. Che va bene per il mio forno, e magari non va per il vostro. E forse anche voi avete il "vostro" metodo di cottura del pane, perché siete arrivati qui in cerca di una ricetta per un pane di semola. Comunque il mio ve lo descriverò un'altra volta, in futuro (non troppo remoto, tranquilli).

Come in futuro vi parlerò della "Cele".

Chi è "la Cele"?!

Alla prossima :D .


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